mercoledì 7 gennaio 2015

2014, è stato un piacere conoscerti...ma non farti vedere più!

Un anno volge al termine ed un altro nasce… tempo di riflessioni, di bilanci e di propositi. Per i pazienti, così anche per me.

Mi è stata rivolta una domanda: “Sei stata buona quest’anno? La Befana ti ha portato cioccolato o carbone?”

La Befana stavolta è stata così saggia da non portarmi nulla, così senza suggerimenti dall’esterno la domanda resta a me, e mi chiedo… ma cosa vuol dire essere buoni?
E così decido che essere buoni, per me, significa prendersi cura. Ed io quest’anno mi sono presa cura. Di me, soprattutto. Che era tanto che non lo facevo. Io, che sono sempre quella che si prende cura degli altri, e che ho scelto persino di farlo per mestiere.

Arriva un momento in cui ti diventa dannatamente chiaro che la vita è una, e che se la vivi secondo le regole che gli altri vorrebbero importi, nessuno te ne darà un’altra. Per me quel momento è arrivato quest’anno. L’anno dei miei 30 anni.

Perché a 30 anni… hai la lucidità per chiederti se sei felice, e se la risposta è no, devi darti una chance di cambiamento.

Che anno è stato il 2014?

Un anno complesso, ricco, fatto di mille cadute e novecentonovantanove rialzate. Perché c’è sempre quella che ti sfugge… quella che non ti lascia a terra ma si trascina a lungo… quella che a camminare cammini, ma zoppichi un po’.

Un anno movimentato, faticoso, vivo.

Molte persone sono entrate, molte sono uscite.

Un anno di ultimi baci.

Un anno di primi baci.

Un anno di persone “troppo cerebrali per capire che si può star bene senza complicare il pane”, e di persone che ti aprono la porta anche se non hai bussato.

Un anno di sperimentazioni lavorative, di nuove collaborazioni, di nuovi investimenti.

Un anno di preoccupazioni e numeri di medici.

Un anno di prossimi arrivi.

Un anno in cui punti sul nero ed esce il rosso.

Un anno in cui ti accorgi che il rosso sei tu.

Un anno scandito da momenti fin troppo affollati e da momenti di grande solitudine, ricercata o forzata.

Un anno di corse sotto la pioggia.

Un anno dal cuore livido e dagli occhi asciutti.

Un anno in cui qualcuno vede la persona. Chiara. Nitida. Imperfetta. E qualcun altro continua a vedere solo la professionista, pretendendone l’impeccabilità 24 h su 24.

Un anno di risorse che non sapevi di avere.

Insomma, un anno di esperienze. Molte. Nuove.

Perché a 30 anni… è l’ora di cominciare a chiederti cosa vuoi…

L’anno in cui, come mai prima, mi sono trovata a dire “non ho parole”. In cui ho messo da parte le mie diffidenze, ed ho potuto così sperimentare lo stupore per gesti inaspettati e la delusione per la fiducia malriposta…

Un anno di cambiamento. Dentro. Fuori. Tutto intorno.

Prima ero a compartimenti stagni. Ci volevano duro addestramento e disciplina per entrare. E al primo errore eri fuori, non importava quanto facessi ammenda. Un sommergibile praticamente. Altero, inaffondabile, ma pesante.

Ora i confini sono più flessibili. Per entrare ci vuole ancora tempo, ma puoi avvicinarti facilmente. E una volta che sei dentro sei dentro. Ti mostro anche la stanza dei pulsanti. E se sbagli le scuse non sono un lasciapassare, ma hanno un valore.
Perché non è più l’ora delle questioni di principio, degli orgogli inutili, delle maschere, che come setacci dalle maglie troppo strette lasciano fuori i sassi ma anche le pepite.

Non più sommergibile, ma barca a vela. Più fragile, certo, ma più libera.

Perché a 30 anni… non riesci più ad accontentarti.  Voglio tutto, e se questo significa prendere anche delle batoste, pazienza.

Perché ad una vita rassicurante ma piatta preferisco di gran lunga le emozioni. Belle e meno belle. Forse persino troppe.

Perché la vera forza non è nascondere le proprie fragilità, ma mostrarle.

Perché a 30 anni… cominci a sapere quali viaggi non vuoi più fare.

Non più in tram.

Non più sulle montagne russe.

Magari un giro in moto in costiera, col vento che ti schiaffeggia, il sole che un po’ ti scalda e un po’ ti abbaglia, le zone d’ombra che un po’ ti danno ristoro e un po’ ti fanno sentire i brividi…

Con il mondo davanti. Senza guard rail. Però col casco.


Propositi per il 2015?

Continuare a respirare. Perché domani il sole sorgerà di nuovo.



E il vostro anno? Come è stato?




Nessun commento:

Posta un commento