lunedì 19 gennaio 2015

5 consigli per affrontare il Blue Monday... che non esiste

Sicuramente tra radio, web e tv vi sarà capitato di sentire che oggi è il Blue Monday, che potremmo tradurre come Lunedì Depressivo.

Il Blue Monday è una parodia di una equazione fisica, che mette insieme parametri diversi e impossibili da calcolare insieme, come il numero di giorni trascorsi dalle feste natalizie, i buoni propositi andati a farsi benedire, le spese sostenute e il clima uggioso che, messe insieme, avrebbero un effetto nefasto sull’umore.

Tale equazione porta il nome di Cliff Arnall, uno psicologo che avrebbe individuato nel terzo lunedì di gennaio il giorno più deprimente dell’anno. 

Ma si tratta solo di una burla ben impacchettata. E non si contano gli articoli sul tema, anche su quotidiani prestigiosi. Del resto, il lunedì è già un giorno piuttosto antipatico, e il fioccare di notizie sul Blue Monday non fa altro che alimentare quella che in psicologia si chiama “profezia che si autoavvera”.

Mi è morto il gatto? Mi ha lasciato il partner? Il lavoro scarseggia? Ho l’influenza e non mi va di alzarmi dal letto?
Mi aggrapperò alla scusa del giorno più triste dell’anno come un koala al suo eucalipto e mi lascerò andare alla malinconia, scacciando in malo modo chiunque tenti di rianimarmi al grido di “Misericordia! È il Blue Monday, lasciatemi piangere in pace!”

E se questa spiegazione non dovesse bastare a convincervi, vi dirò che per quanto mi riguarda ho personalmente deciso che oggi, proprio oggi, sarà per me il giorno della rinascita!

Si, perché sono caratterialmente anarchica e nessuno, nemmeno Cliff Arnall mi dirà quando devo essere depressa!

Si, perché amo le sfide, e quindi ho deciso di alzare la testa proprio quando tutti i tabloid mi dicono di chinarla!

Si, perché ogni tanto bisogna rinascere… e non c’è niente di meglio di un periodo di malinconia per entrare in contatto con se stessi e poter poi risorgere…

Quindi, ho deciso che questo per me sarà un Green Monday! Il lunedì della speranza!

Come trasformare il lunedì da Blue a Green?
Ecco 5 suggerimenti:
  1.  Taglia i rami secchi.Perché possano spuntare nuovi germogli è necessario fare qualche potatura.
    Non dico di non aver più a che fare con certe persone, ma di alleggerirne il carico emotivo. Pensare a quella persona ti fa sorridere? No? Zac! Tagliato! So che non è facile e magari non ci riuscirai oggi, ma comincia a lavorarci…
    A volte è possibile individuare il momento esatto in cui una persona è entrata nella nostra vita, e non è quasi mai il momento in cui l’abbiamo conosciuta. C’è di solito un attimo, un frangente specifico in cui, per qualche motivo, abbiamo ri-visto davvero quella persona per la prima volta, con occhi nuovi, e ci è entrata dentro. Bene, possiamo decidere il momento in cui cominciare davvero a farla uscire dalla nostra vita.
  2. Impara a danzare sotto la pioggia.Non possiamo controllare gli eventi. Le giornate no capiteranno. Le brutte notizie pure. Non possiamo impedire che piova, ma possiamo munirci di impermeabile… trova il tuo baricentro emotivo, cerca un tuo equilibrio interiore così che le avversità della vita possano scalfire il tuo umore ma non la fiducia in te stesso. Non stare a sentire Cliff Arnall, piuttosto ascolta Brandon Lee e ricorda: non può piovere per sempre…
  3. Fatti un complimento.È un primo passo per imparare a volersi bene. Quanto guardi gli altri e quanto guardi te? E come ne esci dal confronto?Guardati. Qual è il tuo punto forte? Caratterialmente o fisicamente, non importa. Quanto tempo è che non guardi con onestà i tuoi pregi? Scegline uno e dittelo. Con convinzione. Stile De Niro allo specchio in Taxi Driver.
  4. Fatti un regalo.Non deve essere necessariamente una cosa materiale. Può anche essere un momento tutto per te, se è da tempo che non te lo concedi. Per una mamma super impegnata, ad esempio, anche un semplice bagno caldo con un po’ di musica e la porta chiusa a chiave può essere una benedizione.
    Altrimenti, anche un piccolo omaggio concreto aiuta. Esempio: oggi sei in pace col tuo corpo? Ti piaci abbastanza? Vai in un negozio di abbigliamento o di intimo e comprati qualcosa di carino. Al momento nella tua vita non c’è nessuno per cui sfoggiarlo? Non importa. Per ora coccolati. Presto arriverà chi lo farà per te.
  5.  Pensa per immagini.Gira il cervello gira, nello spazio senza fine… così cantava Jimmy Fontana no? Ah no, quello era il mondo…
    Beh, se il tuo cervello sta andando a 300 all’ora, rimuginando sempre sugli stessi pensieri, concedigli una pausa “dalla” riflessione… e procedi per immagini.
    Prendi il problema che ti affligge e per cui stai cercando una soluzione che probabilmente è inutile… fatto? Ritaglialo con le forbici dalla punta arrotondata e circoscrivilo bene… fatto? Ora, concentrati sulla sensazione e pensa ad un’immagine che la esprima… niente pensieri, parole, opere o omissioni, solo una scena che rappresenti metaforicamente il tuo stato d’animo. Spenderai meno energie ed entrerai più in contatto con il tuo cuore.


E se non ti ho convinto, e ancora vuoi credere al Blue Monday, allora ricorda che per Cliff Arnall esiste anche il giorno più felice dell’anno… a giugno!



Come è stato il tuo Blue Monday? Commenta!


mercoledì 7 gennaio 2015

2014, è stato un piacere conoscerti...ma non farti vedere più!

Un anno volge al termine ed un altro nasce… tempo di riflessioni, di bilanci e di propositi. Per i pazienti, così anche per me.

Mi è stata rivolta una domanda: “Sei stata buona quest’anno? La Befana ti ha portato cioccolato o carbone?”

La Befana stavolta è stata così saggia da non portarmi nulla, così senza suggerimenti dall’esterno la domanda resta a me, e mi chiedo… ma cosa vuol dire essere buoni?
E così decido che essere buoni, per me, significa prendersi cura. Ed io quest’anno mi sono presa cura. Di me, soprattutto. Che era tanto che non lo facevo. Io, che sono sempre quella che si prende cura degli altri, e che ho scelto persino di farlo per mestiere.

Arriva un momento in cui ti diventa dannatamente chiaro che la vita è una, e che se la vivi secondo le regole che gli altri vorrebbero importi, nessuno te ne darà un’altra. Per me quel momento è arrivato quest’anno. L’anno dei miei 30 anni.

Perché a 30 anni… hai la lucidità per chiederti se sei felice, e se la risposta è no, devi darti una chance di cambiamento.

Che anno è stato il 2014?

Un anno complesso, ricco, fatto di mille cadute e novecentonovantanove rialzate. Perché c’è sempre quella che ti sfugge… quella che non ti lascia a terra ma si trascina a lungo… quella che a camminare cammini, ma zoppichi un po’.

Un anno movimentato, faticoso, vivo.

Molte persone sono entrate, molte sono uscite.

Un anno di ultimi baci.

Un anno di primi baci.

Un anno di persone “troppo cerebrali per capire che si può star bene senza complicare il pane”, e di persone che ti aprono la porta anche se non hai bussato.

Un anno di sperimentazioni lavorative, di nuove collaborazioni, di nuovi investimenti.

Un anno di preoccupazioni e numeri di medici.

Un anno di prossimi arrivi.

Un anno in cui punti sul nero ed esce il rosso.

Un anno in cui ti accorgi che il rosso sei tu.

Un anno scandito da momenti fin troppo affollati e da momenti di grande solitudine, ricercata o forzata.

Un anno di corse sotto la pioggia.

Un anno dal cuore livido e dagli occhi asciutti.

Un anno in cui qualcuno vede la persona. Chiara. Nitida. Imperfetta. E qualcun altro continua a vedere solo la professionista, pretendendone l’impeccabilità 24 h su 24.

Un anno di risorse che non sapevi di avere.

Insomma, un anno di esperienze. Molte. Nuove.

Perché a 30 anni… è l’ora di cominciare a chiederti cosa vuoi…

L’anno in cui, come mai prima, mi sono trovata a dire “non ho parole”. In cui ho messo da parte le mie diffidenze, ed ho potuto così sperimentare lo stupore per gesti inaspettati e la delusione per la fiducia malriposta…

Un anno di cambiamento. Dentro. Fuori. Tutto intorno.

Prima ero a compartimenti stagni. Ci volevano duro addestramento e disciplina per entrare. E al primo errore eri fuori, non importava quanto facessi ammenda. Un sommergibile praticamente. Altero, inaffondabile, ma pesante.

Ora i confini sono più flessibili. Per entrare ci vuole ancora tempo, ma puoi avvicinarti facilmente. E una volta che sei dentro sei dentro. Ti mostro anche la stanza dei pulsanti. E se sbagli le scuse non sono un lasciapassare, ma hanno un valore.
Perché non è più l’ora delle questioni di principio, degli orgogli inutili, delle maschere, che come setacci dalle maglie troppo strette lasciano fuori i sassi ma anche le pepite.

Non più sommergibile, ma barca a vela. Più fragile, certo, ma più libera.

Perché a 30 anni… non riesci più ad accontentarti.  Voglio tutto, e se questo significa prendere anche delle batoste, pazienza.

Perché ad una vita rassicurante ma piatta preferisco di gran lunga le emozioni. Belle e meno belle. Forse persino troppe.

Perché la vera forza non è nascondere le proprie fragilità, ma mostrarle.

Perché a 30 anni… cominci a sapere quali viaggi non vuoi più fare.

Non più in tram.

Non più sulle montagne russe.

Magari un giro in moto in costiera, col vento che ti schiaffeggia, il sole che un po’ ti scalda e un po’ ti abbaglia, le zone d’ombra che un po’ ti danno ristoro e un po’ ti fanno sentire i brividi…

Con il mondo davanti. Senza guard rail. Però col casco.


Propositi per il 2015?

Continuare a respirare. Perché domani il sole sorgerà di nuovo.



E il vostro anno? Come è stato?