lunedì 7 luglio 2014

L'uomo che amava le donne. La dipendenza affettiva maschile


La dipendenza affettiva rientra nelle cosiddette " new addictions", ovvero quelle dipendenze senza sostanza chimica. Nella dipendenza affettiva la persona ricerca ossessivamente l'amore, così come il tossicodipendente ricerca la droga, ed ha un bisogno spasmodico di essere amato, pur avendo poche capacità di amare a sua volta.

Ultimamente si sente spesso parlare di dipendenza affettiva, e di solito si fa riferimento alle donne che ne soffrono, poiché statisticamente ne sono più colpite. Tuttavia, esiste anche una forma di dipendenza affettiva maschile, ugualmente dolorosa.

Pur trattandosi dello stesso disturbo, le modalità con cui uomini e donne vi reagiscono sono diverse: le donne tendono a rifugiarsi nell'introspezione, gli uomini invece, solitamente, si lanciano freneticamente nel lavoro o nello sport, cercando una scarica attraverso il corpo.

Molto spesso, alla radice della dipendenza affettiva maschile, si ritrova un rapporto madre-bambino molto particolare. Spesso infatti il dipendente affettivo ha avuto una madre apprensiva, ipercontrollante ed efficiente. Tale accudimento estremo non ha consentito al bambino di diventare autonomo e di sperimentarsi nella vita da solo, mantenendolo in uno stato di dipendenza costante dalla figura materna.
Ecco che quel bambino, ora diventato adulto, continua a ricercare quell'accudimento totalizzante nella partner.

Dunque, come è evidente, il fulcro di tutto è l'autostima, che nel dipendente affettivo assume la consistenza delle sabbie mobili.
Quest'uomo cammina sul guado della sua bassa autostima, cercando affannosamente di aggrapparsi alla partner di turno, ottenendo il solo risultato di farla affondare con lui e di annaspare ancora di più in un'autostima, per questo, sempre più bassa.

La dipendenza affettiva maschile generalmente può incanalarsi in due strade, che potremmo riferire ai personaggi di Otello e Don Giovanni.

Otello instaura una relazione di dominio con Desdemona che, per quanti sforzi faccia, non riesce a tranquillizzarlo sul suo amore. Dunque Otello, per quanto appaia dominante, è dipendente dalla sua amata, e vive nella costante paura dell'abbandono e del tradimento, che manifesta attraverso il possesso e la gelosia estrema.

Don Giovanni, di converso, evita il legame stringendo relazioni esclusivamente sessuali, e fuggendo non appena si palesa il rischio di un coinvolgimento emotivo. Come canta Nina Zilli, “tutte le donne che vuoi, le hai, ma d'amore tu non muori mai...”
In entrambi i casi, ad ogni modo, la relazione non viene ricercata in quanto tale, ma solo come sedativo delle proprie ansie di abbandono e della propria paura della solitudine.

Ma la buona notizia è che dalla dipendenza affettiva si può guarire, con l'aiuto giusto. E non c'è niente di male ad affidarsi a un professionista. Una psicoterapia può essere molto utile, in questi casi.

Ed è così che voglio concludere questo articolo, caro lettore che annaspi nelle sabbie mobili delle tue insicurezze...

Ogni giorno, un Otello si alza, ed è in ansia perchè sa che dovrà correre a controllare la sua donna dagli assalti del Don Giovanni di turno..
Ogni giorno, un Don Giovanni si alza, ed è in ansia perchè sa che dovrà correre a sedurre una partner per la giornata senza farsi beccare dall'Otello di turno...
Quindi, non importa che tu sia Otello o Don Giovanni...
Smettila di correre. Respira. E lavora sulla tua ansia.

Solo quando imparerai ad amare un po' di più te stesso, potrai amare un'altra persona.


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