martedì 27 maggio 2014

Davvero no vale la pena enamorarse?

Girellando per i meandri di facebook mi sono imbattuta nella bellissima canzone latina “No vale la pena enamorarse”, con relativo dibattito tra chi sostiene che valga sempre la pena buttarsi a cufaniello nei sentimenti e chi ritiene che la prudenza non sia mai troppa perché il rischio di soffrire è sempre in agguato.

Così, da psicologa, mi sono fermata anch’io a riflettere su questa annosa questione.

Vale la pena innamorarsi? Oppure no?

Beh, se avessi una risposta definita e definitiva a questa domanda mi sentirei come Indiana Jones che trova
l’arca dell’alleanza. Come Banderas che scopre se è nato prima l’uovo o la gallina. Ma non ce l’ho. Del resto, a che serve interrogarsi su un quesito così generico? È un interrogativo impossibile proprio perché è mal posto.

Io credo che la vera domanda da farsi sia: di chi vale la pena innamorarsi?

E qui la risposta ce l’ho.

Se c’è una cosa a questo mondo di cui sicuramente vale la pena, è innamorarsi di se stessi. Solo colui che ama se stesso non consentirà all’altro di essere dominatore assoluto del proprio benessere e della propria autostima.

Molti pensano erroneamente che il punto sia amare un’altra persona, per cui ne scelgono una e vi riversano tutte le proprie risorse amorose. Ma in questo modo, l’unico effetto che ottengono è di gettare all’esterno i propri tesori emotivi, che poi finiscono con l’esaurirsi. Inoltre, queste persone saranno sempre in attesa dello sguardo dell’altro, dell’essere ricambiati, dell’essere corrisposti, perché da ciò misurano il proprio valore.

Viceversa, se impariamo ad apprezzare e ad amare prima di tutto noi stessi, l’amore che emaniamo si autoalimenterà continuamente, e non si esaurirà dandolo all’altro. In questo modo, anche se non dovessimo essere corrisposti, il rifiuto non andrà ad intaccare la fiducia in noi stessi.

È un po’ come quando va male un’interrogazione a scuola.

Quel 3 sul registro riguarda quella specifica interrogazione, magari tu e la geografia non siete fatti l’uno per l’altra, ma in alcun modo quel brutto voto deve intaccare l’idea di te stesso in quanto persona, la tua intelligenza, la tua autostima.

Spesso, quando le persone mi raccontano le loro delusioni sentimentali, sento frasi come: “Perché non mi vuole?” “Cosa ho che non va?”

È come se la propria consistenza come persona fosse completamente attribuita all’altro. Se lui/lei non mi corrisponde, allora c’è qualcosa in me che non va.
Tradotto: non sono meritevole di essere amato.

Ma se ci aspettiamo che siano gli altri a restituirci un’immagine di noi meritevole d’amore non saremo mai accontentati.

Quando una persona è orientata totalmente all’altro è come se gli chiedesse continuamente “Guardami! Guardami! Guardami!”, eppure sembra restare invisibile. Tutto ciò causa sofferenze enormi.

Solo quando quella persona sarà in grado di guardarsi da sola, potrà assumere visibilità agli occhi dell’altro.

L’amore è come un falò su una spiaggia notturna. Se continui a sottrarre ciocchi infuocati al tuo falò per darli alle altre persone, queste potranno allontanarsi, e a lungo andare rimarrai al buio e al freddo. Ma, se TU alimenti il TUO falò DENTRO DI TE, il fuoco divamperà, e allora sì che diventerai davvero un punto luminoso nella sabbia.

A questo punto la domanda diventa: se io per primo non ho amore per me stesso, chi altri potrà mai averne?


Quindi, per concludere, la mia risposta è si. Vale la pena innamorarsi. Soprattutto di se stessi. 

E voi, cosa ne pensate?

Nessun commento:

Posta un commento