mercoledì 12 febbraio 2014

Cyberbullismo: internet è un luogo sicuro dove crescere i tuoi figli?


È di ieri la notizia dell’adolescente suicida in provincia di Padova. Nadia, quattordicenne, si è tolta la vita gettandosi da un hotel abbandonato.



Stamane ne hanno parlato anche a Radio DeeJay. Qui potete ascoltare il mio intervento, in cui parlo dell’argomento con Linus e Nicola Savino nella puntata di DeeJay chiama Italia di oggi 12 febbraio.


Il suicidio di una ragazza così giovane è sempre terribile, ma c’è un motivo se questa particolare notizia ha avuto tanta risonanza mediatica e sta rimbalzando tra giornali e trasmissioni. Nadia era iscritta sul social network Ask.fm nel quale, pare, avrebbe pubblicato foto dei tagli che si infliggeva, e parlato del suo stato emotivo e delle proprie intenzioni suicidarie. Altri utenti le hanno risposto con insulti e provocazioni, augurandole anche la morte, e spingendola ad attuare i suoi propositi.

In una parola, cyberbullismo.

E lei non ha retto.

Subito si è scatenata la bagarre di opinioni e di proposte risolutive. C’è chi incolpa i genitori, chi la società… ma un grido si è levato a gran voce: Ask.fm deve essere chiuso.

Ma io mi chiedo: non sarebbe un po’ come chiudere le autostrade perché c’è chi guida ubriaco?

Si, perché il punto non è il sito.
Il punto è che una ragazzina gonfia di dolore non ha ritenuto di appoggiarsi a nessuno, né alla famiglia, né agli amici, ma è andata a sfogarsi su un social network. Il punto sono gli altri utenti, incapaci della minima empatia, e lontani anni luce dalla comunicazione, quella vera, che hanno saputo soltanto scaricare odio attraverso una tastiera. Il punto è che adesso il mondo ha un’altra coppia di genitori disperati che non dormiranno più chiedendosi cosa avrebbero potuto fare o non fare.

Questo è il punto.

Se Ask.fm dovesse essere oscurato, immediatamente ne aprirebbero altri cento simili. Chi ha intenzione di insultare e ferire il prossimo, non ha bisogno di Ask.fm. Un modo lo trova di sicuro. Temo che questo accanimento sul social network rischi di diventare solo una caccia alle streghe. Trovato il capro espiatorio, lo si fa fuori e poi si può tornare a chiudere gli occhi fino alla prossima volta.

Purtroppo il bullismo è sempre esistito, e allora che si fa? Chiudiamo la scuola perché c’è un bullo che picchia i compagni? O cerchiamo di infondere nei nostri figli la fiducia in se stessi, crescendoli nel rispetto e nel dialogo? Non intendo solo i genitori con i loro singoli figli, ma tutti noi. Tutti noi adulti abbiamo una precisa responsabilità nei confronti degli adulti di domani.

Ora probabilmente qualcuno penserà: eccola, la solita psicologa new age, che inneggia alla fiducia in se stessi come panacea di tutti i mali. Piuttosto chiudiamo tutti i siti e i social network, e abbiamo risolto.

No.

Perché nella vita uno che ti dice “fai schifo, il mondo starebbe meglio senza di te, muori” si può sempre incontrare. Il problema è che Nadia, leggendo parole come queste, non ha chiuso il PC, non è andata dalla madre a dire “c’è un idiota che mi insulta”, non ha segnalato l’abuso. No.

Nadia probabilmente ha pensato “è vero, faccio schifo e starebbero meglio senza di me.”

Questo è il problema.

Proprio ieri si è tenuto il Safer Internet Day, è il sottotitolo dell’evento è stato “Let’s create a better internet togheter”. TOGHETER. In un mondo dove la solitudine avvelena, “insieme” è una bellissima medicina.


Voi cosa ne pensate? Che idea vi siete fatti della faccenda?

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