lunedì 28 ottobre 2013

Le vie della psicologia sono infinite!?!


“Cosa fa lo psicologo? Cura la gente!” - Questa è la risposta più frequente che uno psicologo possa sentire. Ma credete che questa risposta la diano persone che non fanno parte del campo psy? Non solo. Purtroppo, spesso il concetto che l’unico ambito di lavoro dello psicologo sia la cura è espresso anche da studenti in psicologia o da psicologi. E’ forse sbagliato questo concetto? Non del tutto, ma non è neanche del tutto corretto. Sono forse queste persone disinteressate al loro stesso lavoro, svogliate o ignoranti? No, certo che no! Il discorso da fare è più generale e affonda le sue radici in un background culturale e accademico, che non giustifica il vuoto conoscitivo ma certamente aiuta a spiegarlo.

In Italia le Università propongono un’ottima didattica teorica, ma come sappiamo, sono poco calate nel contesto lavorativo e formano professionisti molto preparati ma con competenze non sempre spendibili nel mondo del lavoro. Ciò accade per quasi tutti i campi. Anche per la psicologia. Nel nostro specifico caso, poi, i corsi di laurea sono spesso molto settoriali, e nella maggior parte dei casi tale settorializzazione verte sulla clinica. Così, ci ritroviamo giovani studenti che si iscrivono all’università perché hanno letto qualcosa su Freud alle superiori e se ne sono perdutamente innamorati, che diventano poi giovani laureati con una idea sola e fissa nella mente: fare clinica. Spesso questa convinzione porta poi a scegliere subito una scuola di specializzazione, perché c’è l’idea che senza specializzazione non si possa lavorare, come se la laurea in psicologia e la conseguente abilitazione formassero un professionista monco, incompleto. Ma qui ci sarebbe un discorso a parte da fare, che affronteremo in futuro. Dunque, non è colpa dello psicologo se vede nella clinica l’unica via di sbocco: è tutto il sistema ad essere impostato in questo modo. Qualcuno adesso starà pensando: eh già, e gli psicologi del lavoro dove li mettiamo? Beh, li mettiamo in altri corsi di laurea altrettanto fortemente settoriali, che formano professionisti che, anch’essi, vedono davanti a sé una sola via. Ma udite udite: lo psicologo potrebbe (e dovrebbe in alcuni casi) svolgere molti tipi di attività diverse. Lo psicologo ha competenze trasversali e fortemente dinamiche, senza contare poi che si tratta di una delle professioni dove è più importante aggiornarsi e formarsi continuamente, acquisire le competenze che mancano e affinare quelle che si hanno.

Vorrei fare qui un breve elenco delle prime aree di attività che interessano la nostra bellissima professione:

·         Clinica (la metto comunque al primo posto, non vorrei apparire troppo sovversiva)
·         Risorse Umane
·         Prevenzione
·         Benessere e rilassamento
·         Psicologia del traffico

Queste sono solo quelle che mi sono venute di getto, pensandoci un attimo. Sono certa che ce ne siano altre e spero di leggerle nei vostri commenti.

Ok, direte voi, tutto molto bello, ma se ci sono tutte queste aree, come mai abbiamo difficoltà a lavorare persino nell’area clinica, che è il nostro primo e incontrastato amore? Il discorso è lungo, le ragioni sono tante e complesse. Ma qui voglio soffermarmi sul senso di pertinenza. Da 1 a 10, quanto noi psicologi sentiamo che queste aree sono di nostra pertinenza?

Se avete risposto “10” siete già sulla buona strada. Ma qui viene la seconda domanda: quanto noi psicologi, come corpo professionale, ci battiamo ogni giorno per mettere in atto questa nostra pertinenza? Qui, temo, le risposte sono meno incoraggianti. Nei prossimi giorni, analizzerò brevemente le aree che ho elencato, sperando di offrire qualche spunto di riflessione. Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate, e rimanete sintonizzati per le prossime pubblicazioni!

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